Latte si o latte no?

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Latte si o latte no?

Latte si o latte no?

Alimento tanto dibattuto. C’è chi lo osanna e chi lo demonizza. Vediamo insieme i pro ed i contro dell’assunzione del latte.

Partiamo dicendo che esistono molte tipologie di latte, da quello più comunemente utilizzato, ovvero il latte vaccino, derivante dalla mungitura delle vacche, al latte di bufala, di pecora e di capra, fino ad arrivare a quello d’asina.

In questo articolo vi parlerò del latte vaccino, il quale può essere scremato, parzialmente scremato oppure intero a seconda della quantità di grassi che vengono tolti e allontanati dal prodotto iniziale. Può inoltre essere crudo, fresco, microfiltrato, pastorizzato, UHT, sterilizzato, ad alta digeribilità e di alta qualità, in base alla tipologia di mucche utilizzate per produrlo e ai trattamenti termici che subisce.

Il latte vaccino intero, per 100 g, contiene all’incirca 64 Kcal, 3,3 g di proteine, 3,6 g di lipidi, 4,9 g di carboidrati, sodio, potassio, calcio, fosforo, magnesio e vitamina A. Le proteine che più abbondano sono le caseine, che costituiscono l’80% della parte proteica, mentre la rimanente parte è rappresentata dalle proteine del siero.

Il latte materno è la prima fonte di nutrimento che tutti noi assumiamo dalla nascita ed è fondamentale ai fini di un corretto sviluppo fino al momento in cui non siamo in grado di assimilare altre tipologie di cibo.

Man mano però che cresciamo, il nostro apparato digerente matura e diviene in grado di digerire vari alimenti, fino a che, al termine dell’allattamento, il latte materno viene sostituito con quello prodotto da altri animali. Da questo momento sorgono delle domande: sarà salutare? quanto possiamo consumarne? chi deve assumerne meno e chi può assumerne di più?

Vediamo insieme di rispondere a queste domande.

Primo punto: il contenuto in lattosio

Va ricordato che il latte contiene lattosio: uno zucchero semplice che viene rapidamente assorbito e che provoca un innalzamento repentino della glicemia con conseguente produzione di insulina. Un consumo moderato di latte può quindi essere accettato in assenza di particolari condizioni, ma attenzione alla quantità!

Un consumo eccessivo invece, comporta un’introduzione elevata di zuccheri con conseguenti picchi glicemici ed insulinemici, fattori di rischio per lo sviluppo di insulino resistenza e diabete di tipo 2.

Da considerare è anche il fatto che, sopratutto negli adulti, spesso viene perso l’enzima che riesce a digerire il lattosio, con conseguente fermentazione dello stesso a livello intestinale e conseguenti sintomi tipici dell’intolleranza al lattosio: gonfiore addominale, scariche diarroiche, alvo alterno e manifestazioni cutanee.

Se l’intolleranza al lattosio è lieve si possono consumare derivati del latte a basso o nullo contenuto in lattosio (yogurt, kefir, formaggi stagionati o formaggi freschi senza lattosio) e latte ad alta digeribilità; nel caso in cui invece l’intolleranza è severa, si deve cercare di evitare l’assunzione di latte e dei suoi derivati.

Ricordo infine che l’intolleranza al lattosio può essere diagnosticata solamente tramite il breath test in ambito sanitario e che i test “fai da te” o del momento non sono attendibili.

Secondo punto: le proteine del latte

Il contenuto di specifiche proteine presenti nel latte può essere molto dannoso e rischioso per tutte quelle persone che ne sono allergiche. L’allergia alle proteine del latte colpisce circa il 2% dei bambini ma tende a diminuire con il tempo, e negli adulti è molto rara. La sintomatologia è caratterizzata da orticaria, dermatite, vomito, alterazioni intestinali e rallentata crescita. In questi casi quindi è severamente vietato il consumo di latte di qualsiasi tipo.

Terzo punto: calcio ed osteoporosi

Il forte contenuto di calcio nel latte ha da sempre fatto credere che bevendo latte a volontà si riducesse, sopratutto in età avanzata, il rischio di osteoporosi  e delle conseguenti fratture. Moltissimi sono però gli studi che hanno mostrato e dimostrato come, anche in forti consumatori di latte e formaggi, questo rischio non andasse riducendosi.

Neanche vera è la diceria che un consumo di latticini provochi un aumento dell’acidità dell’organismo con conseguente deplezione di minerali dalle ossa. Ricordiamo che è sempre la dose che fa il veleno, per cui un consumo moderato di latte non provoca oesteopenia né fa miracoli per contrastarla; inoltre ci sono altri alimenti che contengono buone quantità di calcio, se non a volte superiori a quelle contenute in latte e derivati: parliamo di verdure a foglia verde, frutta secca e sopratutto acqua calcica.

Quarto punto: i tumori

Esistono centinaia e centinaia di tipologie di tumori e tutte hanno una base di predisposizione genetica alla quale poi vanno a sommarsi vari fattori ambientali come l’età, l’alimentazione, il sesso, il fumo, l’alcol e l’attività fisica che possono aumentare o ridurre il rischio di sviluppare un determinato tipo di tumore.

Per quanto riguarda il tumore alla prostata vari studi hanno dimostrato che soggetti forti consumatori di prodotti lattiero caseari hanno un rischio maggiore di sviluppare il tumore a causa dell’apporto eccessivo di calcio che va ad influenzare il metabolismo della vitamina D, alla quale le cellule della prostata sono molto sensibili, stimolandone la crescita.

Il ruolo del latte nel tumore al seno è invece diverso, in quanto da alcuni studi pubblicati è emerso che calcio e vitamina D abbiano un effetto protettivo dal tumore in donne con età superiore ai 45 anni. Prudenza è invece raccomandata in donne con una storia di pregresso tumore alla mammella a causa degli elevati livelli di estrogeni.

Una cosa però è certa. Il latte contiene IGF1, fattore di crescita che stimola la proliferazione cellulare e deve quindi essere evitato in tutti i pazienti affetti da neoplasia, con storia di tumore o comunque in quei pazienti predisposti geneticamente che hanno una base di possibile comparsa di tumore e che devono quindi effettuare una prevenzione primaria con l’alimentazione.

Per concludere

Come già detto in precedenza, è la dose che fa il veleno.

Non esistono situazioni in cui il latte fa bene oppure male. Ogni persona e situazione è a sé e sulla scia di questa affermazione possiamo concludere che un consumo moderato di latte in persone sane, senza particolari problemi e che si attengono ad uno stile di vita sano, è accettato; diverso è se sono presenti condizioni specifiche, ma in questo caso vi consiglio di rivolgervi ad un nutrizionista esperto.

Nei prossimi articoli vi parlerò del latte d’asina e del “latte” vegetale, per i quali sono necessari dei capitoli separati ed approfonditi.

Dott.ssa Veronica Berni

 

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