

La steatosi epatica è una condizione clinica del fegato che può avere origine virale (causata da virus come quello dell’epatite B o C), tossica (da abuso di alcool o farmaci), genetica oppure può insorgere per cause metaboliche.
La steatosi epatica derivante da problemi metabolici viene chiamata Steatosi Epatica Non Alcolica ed è il cosiddetto “fegato grasso”. In Italia questa patologia colpisce circa il 50% della popolazione ed è molto importante riconoscerla e saperla gestire in quanto può portare anche alla cirrosi epatica.
A causa di uno stile di vita scorretto, un’alimentazione ricca in carboidrati e una scarsa attività fisica, il corpo subisce un incremento di peso per accumulo di grasso e un’alterazione del metabolismo glucidico con conseguente iper insulinemia ed innesco di una reazione infiammatoria.
L’energia extra che è stata introdotta dal soggetto viene quindi accumulata sotto forma di acidi grassi, oltre che nel tessuto adiposo, in altri depositi di grasso quali muscolo scheletrico, pancreas e fegato.
La steatosi epatica non alcolica si svilupperà quindi nel momento in cui il tasso dei trigliceridi ematici supererà un certo range, andando a provocarne un accumulo a livello del fegato, il quale a sua volta contribuirà alla steatogenesi, producendo trigliceridi a partire dai carboidrati in eccesso derivanti dalla dieta.
L’accumulo di lipidi a livello epatico e la resistenza all’insulina portano alla formazione di radicali liberi i quali inducono danno e necrosi delle cellule del fegato con conseguente attivazione di cellule che producono collagene. Quest’ultimo assieme all’infiammazione innesca un processo degenerativo che porta prima ad una steatoepatite e poi, tramite lo sviluppo di fibrosi, ad una cirrosi, fino all’epatocarcinoma.
Spesso si viene a conoscenza di questa condizione per caso, tramite un’ecografia addominale fatta magari per un altro motivo. In questo caso il fegato all’eco appare più grande e si possono vedere le gocce lipidiche “brillare”. Altri campanelli di allarme sono il rialzo delle transaminasi, dei trigliceridi, un alterazione della glicemia e dell’insulinemia, nonché un aumento della circonferenza addominale e un indice di massa corporea superiore a 25.
Ovviamente se la steatosi epatica viene diagnosticata in stadio precoce, questa può essere trattata fino al rientro nei valori normali; diverso è se la patologia epatica è in uno stadio avanzato ed in questo caso l’alimentazione può solo evitare una degenerazione ulteriore.
Alla base del trattamento della steatosi epatica, sia essa di grado lieve o severo, vi è una corretta alimentazione e uno stile di vita attivo. Devono essere eliminati gli zuccheri semplici (sopratutto il fruttosio) e i carboidrati raffinati, ridotti i grassi saturi e i carboidrati complessi; deve invece aumentare il consumo di verdura, acqua, proteine nobili e biologiche come carne bianca, pesce e uova e mantenere un intestino sano.
Certo è che ogni trattamento dietetico, sopratutto in casi così delicati e particolari, necessita di un supporto nutrizionale personalizzato che deve essere consegnato solamente da un professionista della nutrizione.
Tanti altri sono gli obiettivi da raggiungere e le strategie da dover utilizzare, ma per questo, rivolgetevi al vostro Nutrizionista!